|


" Considera la fotografia come documento di vita e
pertanto preferisce spesso il racconto fotografico e il reportage,
specialmente in bianco e nero, che sviluppa e stampa da sempre nella
sua camera oscura. La chiarezza del suo frasario e la precisione
sintetica gli permettono di scavare intorno ai soggetti e di trarne
delle immagini genuine e reali"
(da: ESSERE FOTOGRAFIA - Enzo Carli - 1989)
" L'Autore alla fotografia singola preferisce il racconto,
la sequenza; analizza l'uomo, il suo mondo, i suoi ritmi senza
indugiare in concettualismi esasperati o ricorrere a tecnicismi fini
a se stessi. E' una fotografia lineare che argomenta concetti
concreti in contesti stilistici curati"
( da: PRINT FLASH - Fausto Raschiatore – dicembre 1995)
“ In questo momento di passaggio e anche di conflitto tra
fotografia tradizionale e fotografia digitale, molti sembrano
ancorati e posizionati sulle linee sicure della bella , cara e
sempre eterna fotografia di reportage , che pare in questi ultimi
tempi vivere momenti di enorme successo e diffusione . Parleremo
così del reportage di Gianfranco Marzetti…….
(da: IL FOTOAMATORE -FIAF – febbraio 1999)
“ Sembra, apparentemente, che non ci sia alcun desiderio
di catturare l’attimo rivelatore, quanto quello di spingere
l’obiettivo verso l’analisi del soggetto-uomo e di quanto gli sta
attorno, possibilmente a sua insaputa. Quest’analisi è controllata
con discrezione e sensibilità sicché, sia sotto il profilo
contenutistico sia sotto quello formale, rimane assai sorvegliata
ancorché sapientemente espressa.
Anzi, proprio la ricerca formale di un’espressione compiuta e
felicemente realizzata (anche nella successiva fase di stampa)
sembra essere una costante ricerca di Marzetti, che adopera
l’obiettivo con “circospezione e prudenza” con una sorta di timore
reverenziale e psicologico insieme(…) riservatezza, delicatezza,
profondo rispetto per i soggetti (…) osservatore di un mondo dal
quale non vuole essere visto, né scoperto, da cui vuole mantenere
uno studiato distacco per creare sintesi nuove ed invisibili,
complicità interattive con gli spazi in cui sono localizzati i suoi
soggetti e il suo “io”
(da NUOVO NOTIZIARIO FOTOGRAFICO – Pippo Pappalardo – dicembre
1999)
|